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- BASI FISIOLOGICHE DELL’ALLENAMENTO
Chiara De Nigris DSM & Claudio Suardi MFS ALLENARE il patrimonio di fibre che si ha a disposizione preferendo una stimolazione maggiore di forza in concentrica o in eccentrica, sfruttando i parametri dello sport (FxV=P), dove Forza è intesa come Carico x Velocità (di esecuzione) = P Potenza (sfruttando maggiormente le fibre veloci IIb o FT). Oppure con il metodo del BODYBUILDING , utilizzando tutte le variabili in termini di variazioni di velocità in concentrica ed eccentrica, soprattutto ad appannaggio delle fibre I (ST), o IIa (intermedie). Attraverso il rallentamento del gesto si correlano in modo ottimale tutti i parametri a disposizione in base agli studi scientifici più recenti e significativi. La componente isometrica è fondamentale anche per i body builder in gara per massimizzare la separazione muscolare oppure agli atleti di potenza / forza per sfruttare gli angoli dove vi è una diminuzione della stessa (vedi funzionale isometrico). PERSONALIZZARE la periodizzazione del training, la pianificazione alimentare (curve metaboliche soggettive riguardo a carico glicemico e acido renale potenziale) per ottimizzare le possibilità di aumento della massa muscolare. INSERIRE eventuale integrazione in modo ragionato, fisiologico, personalizzato, in accordo con il medico. CONTROLLARE costantemente i progressi di quanto sopra esposto tramite il controllo “sul campo” di parametri sensibili e ripetibili come forza massimale ecc. CENNI FISIOLOGICI DELLA CONTRAZIONE MUSCOLARE Il muscolo è un tessuto che produce tensione composto da piccole unità contrattili chiamate sarcomeri . Il sarcomero contiene miofilamenti proteici spessi ( miosina ) e sottili ( actina ), che si sovrappongono per formare i ponti trasversi. La teoria dei ponti trasversi nella fisiologia della contrazione muscolare sostiene che l'accorciamento di un muscolo si verifica quando i ponti trasversi di miosina si attaccano all'actina e che i due filamenti si attirino creando la forza di accorciamento. Secondo questa teoria, ogni ciclo di contrazione e rilascio tra i ponti trasversi è alimentato dalla liberazione di una molecola di adenosintrifosfato (ATP) . Questo ciclo di contrazione o accorciamento è definito come azione concentrica (o contrazione). L'azione muscolare concentrica avviene ogni volta che il muscolo svolge un'azione come camminare su un terreno pianeggiante, calciare un pallone, o raccogliere un peso. Una contrazione muscolare eccentrica, invece, è l'allungamento di un muscolo in risposta a una forza in opposizione alla contrazione muscolare, in cui la forza di contrasto (come il sollevamento di un peso) è maggiore della produzione dell'energia in atto. Quando i miofilamenti di una fibra muscolare vengono allungati mentre si contraggono (vale a dire durante una contrazione eccentrica), alcuni ricercatori suggeriscono la possibilità che si possa verificare una diminuzione del fenomeno di distacco dei legami a ponte (quindi un incremento di legami a ponte che rimangono attaccati), portando ad una maggiore produzione di forza nella fase di ritorno. Gli stessi ricercatori suggeriscono che durante la contrazione eccentrica si verifichi un incremento della rigidità della proteina titina . La titina aggiunge un aumento della forza passiva alla produzione di forza del muscolo mentre rimane sotto carico. Esempi di contrazioni muscolari eccentriche sono la camminata in discesa, o resistere alla forze di gravità con un peso o un oggetto o, naturalmente, all’utilizzo della macchina Neovis®. L'azione eccentrica impone uno stiramento del sarcomero al punto in cui i miofilamenti possono accusare un affaticamento del sarcomero o dei danni e delle lacerazioni muscolari denominati DOMS (indolenzimento muscolare insorgenza ritardata). · DURANTE L'AZIONE CONCENTRICA , i legami a ponte miosinici collegati ai filamenti di actina si attirano tra loro, accorciando il sarcomero; misurabile e allenabile con il NEOVIS GYM TECH. · · DURANTE L'AZIONE ECCENTRICA , i legami a ponte miosinici collegati ai filamenti di actina si allontanano tra loro (come quando il peso è maggiore della forza del muscolo), allungando il sarcomero; misurabile e allenabile con il NEOVIS GYM TECH. · · DURANTE L’AZIONE ISOMETRICA o contrazioni muscolari statiche l’accorciamento del muscolo è impedito da un carico uguale alla tensione muscolare, oppure quando un carico viene sostenuto in una posizione fissa dalla tensione del muscolo. La contrazione isometrica si verifica ad esempio quando il muscolo si contrae senza modificare la sua lunghezza, misurabile e allenabile con il NEOVIS GYM TECH. · La capacità di generare forza durante un'azione muscolare eccentrica è approssimativamente del 30-40% maggiore rispetto all'azione muscolare concentrica. Durante l'azione eccentrica, sono reclutate preferenzialmente le fibre muscolari di tipo II, più soggette all'ipertrofia. Poiché le fibre di tipo II sono per caratteristica più forti delle fibre di tipo I, questo potrebbe spiegare in parte la maggior forza notata nella fase eccentrica. Durante la fase eccentrica è stato osservato un inferiore reclutamento di fibre muscolari. Questo significa che le fibre reclutate ricevono un maggiore sovraccarico specifico per fibra, il che può spiegare l'ipertrofia preferenziale. Infine, è stato segnalato che le ripetizioni eccentriche siano superiori per stimolare la sintesi proteica muscolare.
- PERCHE’ AUMENTARE LA MUSCOLATURA
Chiara De Nigris DSM & Claudio Suardi MFS Aumentare la muscolatura significa incrementare la flessibilità metabolica e in questo modo i grassi potranno essere ossidati bene a digiuno, a riposo, durante e dopo l'attività fisica o dopo un pasto evitando la richiesta di glucosio a riposo. Studi aggiornati al 2023 suggeriscono che esiste poca differenza nell’ipertrofia muscolare suscitata da allenamenti con durata delle ripetizioni isotoniche che vanno da mezzo secondo a 6 secondi. Tempi che vanno da 1” a 3” in concentrica e eccentrica possono essere considerate opzioni molto valide. Tempi pari o superiori a 10” (superslow) producono aumenti inferiori nella crescita muscolare. La combinazione tra le varie velocità può essere un’alternativa valida per evitare la legge d’adattamento biologico che rischia di far perdere ulteriore massa muscolare. L’incremento muscolare e soprattutto l’attività «rigenerativa» del muscolo sono correlati al livello dei «microdanni» da contrazione eccentrica (Newham). Questi vengono rivelati dalla concentrazione plasmatica di picchi di CK (creatinkinasi) (Newham, G. Montanari). Sono questi «picchi» di CK che funzionano da «starter» per il risveglio delle cellule satellite» dormienti nella membrana basale dei muscoli (G. Montanari). Queste, anche in età avanzata, rispondono soltanto allo stimolo di «danno», portando all’origine di una nuova fibra (G. Montanari). Neovis Tech permette il dosaggio dei carichi, lavorare su linee biomeccaniche fisiologiche e la modulazione della velocità. Tutti fattori favorenti il risultato auspicato. Come detto, alla base di ogni programma di dimagrimento vi è l’aumento della massa muscolare, o almeno del mantenimento, non tanto perché il muscolo aumenti in modo importante il metabolismo (15 kcal per kg di muscolo contro le 5 kcal per kg di grasso) ma perché migliora la flessibilità metabolica. Pochi muscoli creano una scarsa flessibilità metabolica che fa si che i grassi non siano ossidati bene a digiuno, a riposo, durante e dopo l'attività fisica o dopo un pasto oltre che una continua richiesta di glucosio a riposo. Scarsa massa muscolare fa si che gli zuccheri restano in giro. Ricordiamo a riguardo che la massa muscolare è responsabile dello scambio di ossigeno, di fornire il potassio ai tessuti e dell’ossidazione del glucosio (glicolisi). Come vedremo nei paragrafi successivi non è importante la quantità di lavoro ma la qualità dello stesso. Dopo già 40’ di lavoro la produzione di cortisolo aumenta e diminuisce quella di testosterone. Nella donna, ad esempio, cha ha basse quantità di testosterone, la produzione di acido lattico aumenta la produzione di GH, ormone della crescita, oltre all’MGF e questo fa si che non vi è necessità di aumentare i tempi di lavoro perché troppo acido lattico porta a un aumento della ritenzione. Troppo lavoro alto cortisolo, ormone catabolico, troppo lavoro, ritenzione alta.
- IMPARIAMO A CONOSCERE I DIVERSI TIPI DI CONTRAZIONE MUSCOLARE
Chiara De Nigris DSM & Claudio Suardi MFS Vi sono vari tipi di contrazione muscolare che si diversificano per parametri. CONCENTRICA , il muscolo si accorcia sviluppando tensione. Con i carichi liberi o le macchine il peso varia secondo l’angolo di lavoro e, una volta che la leva diventa favorevole si sale senza fatica violando il principio della tensione continua. ECCENTRICA : il muscolo si allunga sviluppando tensione. In realtà la possiamo definire come una resistenza isometrica alla contrazione concentrica. CONCENTRICA / ECCENTRICA : Il principio del rallentamento del carico al fine di produrre danni a livello del sarcolemma avviene in misura molto ridotta se fatto con i manubri, bilanciere o macchine isotoniche. Attraverso Neovis posso “misurare” sia la velocità nelle due fasi sia il carico, cosa approssimativa con i pesi liberi o le macchine isotoniche per il variare della leva. Il vero lavoro in “negativa” prevede un carico maggiore in eccentrica che non in concentrica che deve essere misurabile in entrambi le fasi e non misurato in modo empirico per caduta verso la gravità. ISOMETRICA: dove il muscolo sviluppa tensione senza modificare la propria lunghezza. La fase isometrica, utile anche ai body builder sotto gara per finalizzare la massima separazione muscolare, deve prevedere, oltre zero movimento, anche un carico superiore alla forza di gravità. PLIOMETRICA, sfruttando il sistema neuromuscolare legato ai fusi. Ad una contrazione eccentrica veloce fa seguito una contrazione concentrica esplosiva. La massima velocità e il carico in eccentrica possono essere stabiliti e gestiti attraverso il software, così come la risposta data dall’energia elastica accumulata in concentrica. AUXOTONICA : avviene mediante l’utilizzo di elastici dove, mano che l’elastico si allunga la tensione muscolare aumenta. Per questa caratteristica le contrazioni auxotoniche sono dette progressive. Naturalmente il lavoro con elastici può sviluppare quasi esclusivamente la resistenza muscolare attraverso il sistema anaerobico lattacido mancando sostanzialmente del carico meccanico. ISOCINETICA : dove la velocità di accorciamento del muscolo è la stessa per tutto il ROM (Range Of Motion). ISOTONICA : dove la tensione sul muscolo rimane costante per tutto il movimento. La “costanza” è data da tempo di tensione rapportato al carico senza aiuto dalle leve che divengono favorevoli durante il movimento. ISOINERZIALE : movimenti caratterizzati dal vincere l’inerzia del carico. Le contrazioni isoinerziali hanno un differente pattern di attivazione neuromuscolare e sono molto utili per ricostruire il rapporto forza-velocità. Ad esempio, cintura sul girovita, carico assiale ridotto, spinta verso l’alto, contro risposta in basso con la possibilità di variare il carico. Allenamento utilissimo come prevenzione e potenziamento nello sport in generale, in particolare su sci, volley, basket, tennis, golf, hockey, salto in alto, sport da combattimento, atletica, rugby, ecc.
- RITMO CIRCADIANO E GESTIONE DEGLI ORMONI
Chiara De Nigris DSM & Claudio Suardi MFS Il ritmo circadiano è una sorta di orologio biologico di 24 ore ed è regolato da molteplici fattori e basato su stimoli provenienti dall’esterno. Il ritmo di sonno veglia è regolato in base alla luce e alla temperatura dell’ambiente. Questo processo controlla la produzione di ormoni e neurotrasmettitori che regolano l’attività cerebrale. RITMO CIRCADIANO “IDEALE” Mattina, L'organismo si prepara al risveglio. aumenta la temperatura corporea. Si riduce la melatonina circolante. Vi è un picco di cortisolo e adrenalina e un’attivazione e predominanza del sistema nervoso simpatico (SNS). La melatonina è secreta di notte e aiuta a regolare i ritmi circadiani legati a luce-buio e sonno veglia. Presenta un’azione inibente alla produzione del cortisolo suoi effetti a livello immunitario sono gli opposti di quelli del cortisolo: quando i livelli di melatonina sono bassi quelli di cortisolo sono alti e viceversa. Fino a mezzogiorno si intensifica l'attività del sistema nervoso simpatico (SNS), che agisce con effetti stimolatori sul ritmo cardiaco come dilatazione delle pupille, bronchi e coronarie, sulla produzione di acido cloridrico nello stomaco oltre ad altre funzioni fisiologiche Verso le 16, la pressione arteriosa raggiunge il valore massimo, il cortisolo inizia a ridursi e l'organismo si prepara a passare da una fase catabolica ( fase di SOL , disgregazione, consumo di energia e smaltimento degli acidi) a una fase anabolica (ricostruzione delle riserve, fase di GEL ). Alle 18 la temperatura corporea incomincia a diminuire, seguita verso le 20 dal battito cardiaco e dalla pressione sanguigna. Al calar della notte aumentano l'ormone della crescita (GH) e la prolattina, avviene l'impennata della secrezione della melatonina. L'aumentata secrezione di leptina sopprime l'appetito. Una buona qualità e quantità di sonno assicura la produzione di GH (ormone della crescita) e garantisce il corretto funzionamento dei meccanismi di riparazione e pulizia cellulare, inclusa quella neuronale. Testosterone e TSH hanno un acrofase (3-4 del mattino) e batifase simile, (18.00 del pomeriggio). In situazioni di stress, insonnia, risvegli notturni viene a mancare questo ritmo. Ricreare il giusto ritmo (attraverso allenamento e alimentazione) permette di essere più attivo durante la giornata e ottenere risultati riguardo a peso, massa muscolare, grasso e ritenzione.
- OSO - Obesità Osteo-Sarcopenica
Di Chiara De Nigris DSM & Claudio Suardi MFS L’obesità sarcopenica osteopenica (OSO) è una condizione complessa che combina tre problematiche: obesità, sarcopenia (perdita di massa e funzione muscolare) e osteopenia (riduzione della densità ossea). Questa sindrome multifattoriale è caratterizzata da una fisiopatologia complessa in cui le tre condizioni si influenzano negativamente a vicenda . Le cause dell’OSO sono molteplici e includono la disregolazione delle principali vie metaboliche, fattori pro-infiammatori e squilibri endocrini . La gestione di questa condizione richiede un approccio multidisciplinare che coinvolge nutrizione, esercizio fisico e, in alcuni casi, interventi farmacologici. Osteopenia e Osteoporosi Osteopenia e osteoporosi sono da sempre state considerate soltanto in modo individuale, come condizioni caratterizzate da perdita di massa ossea e aumentata predisposizione alle fratture. Tuttavia, quando si verifica in concomitanza un eccesso di massa grassa e una perdita di massa muscolare, la situazione cambia, peggiorando gravemente. Si ha una riduzione della forza e della funzionalità muscolare, predisponendo il soggetto ad un maggior rischio di cadute e quindi anche di fratture. Obesità osteosarcopenica A questo proposito, recentemente è stata delineata una nuova sindrome definita come obesità osteosarcopenica (OSO), una complessa condizione che coinvolge tutto il corpo. È una sindrome correlata non soltanto all’invecchiamento ma anche ad altre malattie, che influenza la composizione corporea e la mobilità. Le tre condizioni della OSO In particolare, l’OSO comprende tre condizioni che riflettono la compromissione della composizione corporea: deterioramento della salute ossea, manifestato come osteopenia e / o osteoporosi; diminuzione della forza e della massa muscolare, manifestata come sarcopenia; aumento della presenza di tessuto adiposo (grasso viscerale) o della sua definitiva ridistribuzione e infiltrazione nei muscoli e nelle ossa. Pertanto, le componenti dell’OSO includono l’obesità osteopenica e l’obesità sarcopenica. In generale il grasso viscerale è più presente negli uomini, i quali mantengono una maggiore attività lipolitica rispetto alle donne; quindi, più FFA vengono rilasciati nel sangue dal grasso viscerale degli uomini. Le motivazioni di questa distribuzione adiposa sono da ritrovare nell'azione degli ormoni steroidei sessuali. Si è notato infatti che l'accumulo addominale è correlato all'attività degli ormoni sessuali (androgeni, estrogeni). Il testosterone ha un'azione di riduzione del tessuto adiposo sottocutaneo ma di incremento di quello viscerale, mentre gli estrogeni (estradiolo) creano un significativo incremento dei depositi sottocutanei, con un minore ma significativo aumento concomitante dei depositi viscerali. Anche il cortisolo, ormone steroideo dello stress, è fortemente correlato con l'accumulo di grasso viscerale. Il cortisolo può mobilizzare i grassi da determinati depositi adiposi e ri-depositarlo nei depositi viscerali. Le concentrazioni tissutali di cortisolo sono controllate da un enzima specifico che converte il cortisone inattivo in cortisolo. È stato dimostrato che il grasso viscerale umano presenta una maggiore concentrazione di questi enzimi se paragonato al grasso sottocutaneo. Il grasso viscerale presenta anche un maggiore flusso ematico e quattro volte più recettori di cortisolo se comparato al grasso sottocutaneo. Questo può aumentare l'accumulo di grasso viscerale e l'aumento della dimensione degli adipociti. Esiste quindi una forte connessione tra stress e accumulo di grasso viscerale e testosterone e cortisolo avrebbero un effetto sinergico nel favorire l'accumulo viscerale e le patologie metaboliche ad esso connesse (insulinoresistenza, sindrome metabolica, diabete mellito tipo 2 ecc.). Questa alterazione sarebbe dovuta ad una iperfunzionalità dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrenali (responsabile della secrezione dei due ormoni citati: c ortisolo e testosterone). OSO, sindrome progressiva L’OSO è una sindrome progressiva e può iniziare con una qualsiasi delle tre condizioni (osteopenia/osteoporosi, sarcopenia o obesità/grasso viscerale/ridistribuzione del grasso). Ciascuna è originaria a livelli cellulari ed endocrini, a partire da cambiamenti nel cross talk osseo, muscolare e grasso, attraverso l’alterazione delle concentrazioni di osteochine, miocine e adipochine. Ogni condizione, se non trattata, può culminare nella triade dell’osso-muscolo-grasso o sindrome OSO che porta a rischi elevati di immobilità, cadute, fratture e disabilità e probabilmente una serie di altre malattie croniche. Cause L’OSO ha cause multifattoriali. È dovuta non soltanto alla concomitanza della triade sopracitata, ma è anche il risultato della disregolazione delle principali vie metaboliche. Tale disregolazione è dovuta a fattori pro-infiammatori e ad uno squilibrio endocrino. Fattori e squilibri promuovono la manifestazione di osteoporosi, sarcopenia e adiposità aumentata, così come infiammazione cronica e insulino-resistenza. È importante sottolineare che l’OSO, contrariamente a quanto si pensa, non è una sindrome che colpisce esclusivamente la popolazione anziana. Esistono una varietà di stati di malattia e condizioni in cui si verificano la perdita di muscoli e ossa e l’incremento del tessuto adiposo, che sono quindi correlate all’OSO. Ad esempio, in età adulta il diabete mellito di tipo 1 trattato con terapia insulinica può portare ad un aumento di peso. In seguito alla resistenza all’insulina si può verificare una perdita muscolare, accelerata principalmente da fattori metabolici e ormonali. Alimentazione L’intervento nutrizionale per prevenire e/o alleviare include un’adeguata assunzione di proteine, fibre e energia oltre che di micronutrienti quali calcio, magnesio e vitamina D. È stato infatti riscontrato che diete povere di calcio stimolano la formazione di tessuto adiposo, mentre un ridotto introito energetico e in particolare l’assunzione ridotta di proteine, possono causare perdita di massa muscolare. Inoltre, è necessario incrementare il consumo di alimenti contenenti acidi grassi polinsaturi omega-3 (olio di semi di lino, olio di pesce, frutta secca), per evitare l’infiammazione cronica di basso grado. Gli effetti benefici degli omega-3 sulla salute sono ben noti. In particolare, è stato dimostrato come l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosaesaenoico (DHA), possano promuovere la formazione ossea e ridurre gli effetti negativi dell’adiposità sull‘osso. In caso di obesità osteo-sarcopenica, NO a restrizione calorica, SI a diminuzione relativa carboidrati, SI ad aumento relativo grassi buoni. A parità di calorie una dieta con più grassi buoni e meno carboidrati funziona meglio. Attività fisica Anche l’attività fisica, sia come allenamento della forza che esercizio aerobico, supporta il mantenimento della massa ossea e del muscolo scheletrico e attenua così l’osteopenia/osteoporosi e la sarcopenia. L‘attività fisica è in grado, infatti, di migliorare la struttura ossea durante tutto l’arco della vita, diminuendo il rischio di fratture. Sia l’esercizio aerobico che l’allenamento contro resistenza stimolano la lipolisi e quindi contribuiscono alla riduzione dell’obesità. Da tenere presente che non si deve parlare solamente di attività fisica intesa come la pratica di uno sport o attività fisica intensa, ma anche le attività quotidiane abituali e alcune modalità alternative di esercizio fisico possono essere appropriate per le persone più anziane. Anch’esse svolgono un ruolo cruciale nella prevenzione della perdita di tessuto osseo e muscolare e nel mantenimento del peso ottimale. In conclusione, gli interventi nutrizionali, in combinazione con l’attività fisica e l’esercizio fisico, sono essenziali per la prevenzione e la gestione della sindrome OSO. Bibliografia Ormsbee MJ, Prado CM, Ilich JZ, Purcell S, Siervo M, Folsom A, Panton L. Osteosarcopenic obesity: the role of bone, muscle, and fat on health. J Cachexia Sarcopenia Muscle . 2014 Sep;5(3):183-92. JafariNasabian P, Inglis JE, Kelly OJ, Ilich JZ. Osteosarcopenic obesity in women: impact, prevalence, and management challenges. Int J Womens Health . 2017 Jan 13;9:33-42. Paintin J, Cooper C, Dennison E. Osteosarcopenia. Br J Hosp Med (Lond) . 2018 May 2;79(5):253-258. Kelly OJ, Gilman JC, Boschiero D, Ilich JZ. Osteosarcopenic Obesity: Current Knowledge, Revised Identification Criteria and Treatment Principles. Nutrients . 2019 Mar 30;11(4). pii: E747 Philip A. Wood. How Fat Works. Harvard University Press, 2009. p. 13. ISBN 0674034996 Nielsen et al. Splanchnic lipolysis in human obesity. J Clin Invest. 2004 June 1; 113(11): 1582–1588. Kissebah et al. Endocrine characteristics in regional obesities: role of sex steroids. In: Vague J, Bjorntorp P, Guy-Grand B, Rebuffe-Scrive M, Vague P, editors. Metabolic Complications of Human Obesities. Amsterdam, NL: Elsevier Scientific Publisher; 1985. Evans et al. Relationship of androgenic activity to body fat topography, fat cell morphology, and metabolic aberrations in premenopausal women. J Clin Endocrinol Metab. 1983 Aug;57(2):304-10. Elbers et al. 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- VALUTAZIONE DELLO STRESS ATTRAVERSO IL TEST DI HOLMES / RAHE
Di Chiara De Nigris DSM & Claudio Suardi MFS Il test di Holmes e Rahe è uno strumento ben noto per misurare il livello di stress accumulato nell’ultimo anno. Questo test, noto anche come Scala degli Eventi Stressanti, assegna un punteggio a vari eventi della vita, come la morte di un coniuge, il divorzio, la perdita del lavoro, ecc. Ogni evento ha un punteggio specifico che riflette il suo impatto sullo stress . Questo test può aiutarti a capire il livello di stress che hai accumulato che può aver inciso e può incidere anche adesso sulle difficoltà che stai attraversando. Segna gli avvenimenti che hai vissuto nell’ ULTIMO ANNO e il punteggio corrispondente sulla destra. Al termine fai la somma totale e vedi a quale profilo appartieni. Lo stress, serie di reazioni biochimiche che avvengono nel nostro corpo per prepararlo alla difesa, diviene da positivo a negativo quando si protraggono nel tempo per l’incapacità di risolvere positivamente il problema. Se, nel caso del paziente, il punteggio supera il valore di 150 l’eustress (stress positivo) diviene distress (stress negativo) e richiede un trattamento per evitare la comparsa di problematiche cliniche (caduta delle difese immunitarie, bulimia, impotenza, ecc.). Se il totale: è inferiore a 150 : il livello di stress che hai accumulato è ridotto; hai il 30% delle probabilità di ammalarti è tra 150 e 300 : il livello di stress che hai accumulato è piuttosto alto; hai il 50% delle probabilità di ammalarti supera i 300 punti : il livello di stress che hai accumulato è decisamente alto; hai l’80% delle probabilità di ammalarti.
- DEFICIT CALORICO, CORTISOLO E RITENZIONE IDRICA
Di Chiara De Nigris & Claudio Suardi Il cortisolo e l’aldosterone sono due ormoni che possono influenzare la ritenzione idrica nel corpo. Cortisolo : ormone, prodotto dalle ghiandole surrenali in risposta allo stress, può contribuire alla ritenzione idrica. Il cortisolo aumenta i livelli di zucchero nel sangue e può influenzare il sistema renina-angiotensina-aldosterone, portando a un aumento della ritenzione di sodio e acqua nei reni . Inoltre, lo stress e l’elevato cortisolo possono causare infiammazione, che contribuisce al ristagno di liquidi nei tessuti, manifestandosi come gonfiore . Aldosterone : Questo ormone, prodotto dalle ghiandole surrenali, regola l’equilibrio di sodio e potassio nel corpo. L’aldosterone stimola i reni a trattenere sodio e acqua, aumentando così la ritenzione idrica . . Deficit calorico cronico e marcato combinato con attività fisica eccessiva aumenterebbe cronicamente i livelli di CORTISOLO con concomitante aumento della RITENZIONE IDRICA. Un’azione simile a quella dell’ ALDOSTERONE : l’effetto aldosterone-simile con ritenzione di acqua e sodio è dovuta alla stessa affinità di questi due ormoni con i recettori renali dei MINERALCORTICOIDI. Le concentrazioni di Cortisolo sono cento volte maggiori di quelle dell’Aldosterone ma, generalmente in situazione di equilibrio metabolico, viene metabolizzato nella forma inattiva (cortisone). Ma, se prodotto in eccesso, il CORTISOLO produce azioni Aldosterone-simili. Se lo STRESSOR è «cronico» a lungo termine la risposta metabolica è completamente alterata. Il CRH diminuisce (emivita breve) ma il CORTISOLO rimane costantemente ALTO e PIATTO. Questo meccanismo ‘evolutivo’ è fisiologico: dopo un evento stressante è normale cercare di recuperare energie (zuccheri). LO STRESS CRONICO RIDISTRIBUISCE IL GRASSO NELLA ZONA VISCERALE. AUMENTA L’INFIAMMAZIONE CREA DISMETABOLISMO AUMENTA IL RISCHIO CARDIOVASCOLARE PORTA A PROLIFERAZIONE E DIFFERENZIAZIONE ADIPOCITI INSULINA Quando si mangia, il pancreas attiva l’insulina, che ha il compito di aprire le porte delle cellule in modo che lo zucchero possa entrare ed essere utilizzato per produrre energia. Se gli zuccheri sono in eccesso (per scarsa massa muscolare, ad esempio), questo meccanismo va in crisi, le porte delle cellule non si aprono perché dentro ce n’è già troppo. L’insulina deve lavorare maggiormente per cercare di far entrare lo zucchero, ma le cellule, essendo sature, non lo permettono. In questo prcesso, il corpo può quindi diventare “resistente” all’insulina, il che significa che le porte delle cellule non rispondono più alla sua azione. Quando le porte delle cellule diventano resistenti, lo zucchero rimane fuori e si accumula nel sangue e nel tempo può portare problemi di salute, come il diabete di tipo 2 e danni ai reni (ipertensione). IL CORTISOLO è inoltre un potente antagonista delle DEIODINASI nei tessutiInibizione TRH con relativa: Le deiodinasi sono enzimi che giocano un ruolo cruciale nella regolazione degli ormoni tiroidei. L’interazione tra deiodinasi e cortisolo è complessa. Il cortisolo può influenzare l’attività delle deiodinasi, alterando così i livelli di T3 e T4 nel corpo. Questo può avere un impatto significativo sul metabolismo e sulla funzione tiroidea . Ad esempio, in condizioni di stress cronico, l’aumento del cortisolo può ridurre la conversione di T4 in T3, portando a sintomi di ipotiroidismo . Diminuzione ormoni tiroidei (T4 e T3) Bassi livelli di T3 e dei suoi metaboliti (3,5-T2) nei tessuti Inibizione sintesi Proteine UCP disaccoppianti Minore termogenesi Stress cronico Ipercortisolemia Iperglicemia Ridotto dispendio energetico Fame Infiammazione sistemica Scarsa tolleranza glucidica Ricerca di comfort food Catabolismo muscolo scheletrico Anabolismo/neutralità tessuto adiposo Disregolazione ipotalamo Iperattivazione SNSimpatico Esaurimento psico-fisico
- CALCOLO CALORICO E BILANCIO ENERGETICO, UTOPIA!
Di Chiara De Nigris & Claudio Suardi Il bilancio energetico è la differenza tra l'energia introdotta nell'organismo e l'energia spesa per le normali attività fisiologiche e l'attività fisica . Il fabbisogno energetico quotidiano, a livello didattico, è calcolato sommando diversi fattori come il metabolismo basale, la potenza metabolica e la termogenesi . Il bilancio energetico è dinamico, variabile e soprattutto individuale. Gli adattamenti alla perdita o al guadagno di peso sono innumerevoli che compensano il metabolismo e i comportamenti. Il tutto è difficilmente misurabile. Contestualmente, il bilancio energetico, fluttua ogni giorno per innumerevoli variabili ed è perciò incalcolabile, salvo ragionamenti in linea di massima, accettabili per fini didattici e di insegnamento e/o per un punto di partenza logico dell’alimentazione giornaliera. Il metabolismo basale degli ADIPOCITI è di 5 Kcal /Kg/die Quello del MUSCOLO SCHELETRICO è di circa 15 Kcal /Kg/die Gli ORGANI INTERNI del corpo, a riposo, hanno un metabolismo nettamente maggiore durante il giorno: da 200-440 Kcal /Kg/die È stato ipotizzato che la resa energetica per la conversione tra peso corporeo e energia sia una funzione non lineare della quantità di grasso corporeo (ipotesi di Forbes*). La resa energetica nel contesto del dimagrimento si riferisce a come il corpo utilizza e brucia le calorie. Recenti studi hanno dimostrato che la risposta adattativa della spesa energetica a differenti interventi dietetici (alimentazione eccessiva o restrizione calorica) può identificare due differenti fenotipi metabolici: il “dissipatore” e il "risparmiatore . Questo significa che alcune persone possono bruciare calorie più facilmente rispetto ad altre, influenzando così l’efficacia delle diete dimagranti. Per soggetti moderatamente sovrappeso o obesi si può usare il valore 7700 Kcal/Kg PC., ma lo stesso valore è una sovrastima per i “magri”. Il valore di 7700 Kcal/Kg di peso corporeo (PC) è spesso utilizzato per stimare il deficit calorico necessario per perdere un chilogrammo di peso. Tuttavia, questo valore può essere una sovrastima per le persone magre, poiché la composizione corporea e il metabolismo possono variare significativamente tra individui con diversi livelli di grasso corporeo. Questo spiega perché a parità di variazioni di apporto calorico diverse persone mostrano differenti variazioni di peso, dovute alla frazione di energia ricavata o depositata nel tessuto magro (non si riscontra nella realtà l’ipotesi che la massa magra non partecipi alla variazione di peso) quindi la ripartizione energetica è una funzione non lineare della massa grassa, ovvero in una dieta ipocalorica una diminuzione di peso implica in misura sempre maggiore il consumo / depauperamento di massa magra ** IL METABOLISMO BASALE aumenta “solamente” dell’1% con una leggera “ricomposizione corporea” (FM – 2Kg, FFM + 2Kg) passando da 2000 a 2020 Kcal/die. Impercettibile e statisticamente poco significativo. A riposo, quando la maggior parte dell’energia metabolica deriva dall’ossidazione lipidica, il soggetto dell’esempio “brucia” 20 Kcal in più ogni giorno (poche), tutti i giorni (tanti)! Senza cambiare ipoteticamente nessun’altra variabile! 20 Kcal x 365 gg = – 7300 Kcal/anno (Bilancio calorico “negativo” annuale) In 1 anno l’equivalente calorico di circa 1 Kg di grasso corporeo!Potenzialmente dimagrirà di 1 Kg, stando a riposo, per aver variato il suo metabolismo grazie ad una leggera variazione di composizione corporea. Per ipotizzare la VARIAZIONE di PESO si utilizza la resa energetica della conversione tra massa ed energia: 7700 Kcal/Kg PC. Equivale a dire che un deficit di 7700 Kcal corrisponde alla diminuzione di 1 Kg di peso. E’ il valore utilizzato da chi fa calcoli solo energetici rispetto ala complessità del metabolismo per prevedere DIMINUZIONE o AUMENTO del Peso Corporeo (K.D. Hall et al., Lancet 2011). Il limite è considerare la resa energetica assunta come costante; invece, questo parametro può variare in relazione a vari fattori, in primis la composizione corporea che varia durante le variazioni ponderali. Dedurre la variazione di peso da un deficit o da un eccesso calorico richiede l’assunto di considerare 7700 Kcal/Kg PC una costante. Questo valore scaturisce dalla verifica che il TESSUTO ADIPOSO è costituito dall’87% di triacilgliceroli (TGL) ed ha questo valore energetico (per 1 Kg). Se si perdesse solo tessuto adiposo durante una dieta ipocalorica non vi sarebbero problemi di calcolo! E basterebbe contare le Kcal. Invece durante una dieta dimagrante la perdita di acqua nelle prime settimane e di tessuto magro in tempi più lunghi, contribuiscono notevolmente alla perdita di peso (la MASSA MAGRA contiene meno energia ma ne consuma di più del tessuto adiposo). E questo è noto da tempo. (M. Wishnofsky, Am J Clin Nutr, 1958). (G. B. Forbes, Nutr Rev 1987 e Ann N.Y. Acad Sci 2000) (K. D. Hall, Int J Obes, 2008; P. R. Payne e A. E. Dugdale, Lancet 1977; S. B. Heymsfield et al., Obes rev 2011).
- FAME EMOTIVA VS FAME FISIOLOGICA
Di Chiara De Nigris & Claudio Suardi FAME: È una necessità fisiologica del corpo. Si manifesta quando il corpo ha bisogno di energia e nutrienti per funzionare correttamente. La fame è regolata da ormoni come la grelina, che viene prodotta nello stomaco e segnala al cervello che è ora di mangiare . ESIGENZA . APPETITO: dal latino derivato da “appetere” (“aspirare a”, “desiderare”). È un desiderio psicologico, spesso influenzato da fattori esterni come l’odore, la vista del cibo o le emozioni. L’appetito può essere stimolato anche in assenza di fame fisiologica. Ad esempio, si potrebbe avere appetito per un pezzo di cioccolato dopo aver visto una pubblicità, anche se non si ha realmente fame . È un comportamento non razionale, istintivo ed impulsivo diretto all’appagamento dei propri bisogni. Determina l’inizio del pasto, non necessariamente correlato con la fame; riflette la fame fisiologica ma molte altre variabili: stato emotivo, palatabilità, disponibilità di cibo, appagamento. SCELTA Comfort Food sono cibi a cui ricorriamo per soddisfare un bisogno emotivo: sapori consolatori, stimolanti e spesso nostalgici. Semplice e genuino o junk food pieno di grassi, il comfort food spesso ci ricorda l'infanzia, ci coccola e scalda il cuore nei momenti “no” della nostra vita. Sono cibi che regalano un senso di piacere e benessere emotivo attivando un sistema di ricompensa nel cervello umano, che dà un piacere gratificante o un senso temporaneo di elevazione emotiva e relax. In particolari condizioni psicologiche, le persone consumano il comfort food per concedersi un piacere occasionale o, quando provano emozioni negative, possono mangiare degli alimenti malsani per compensare per un breve periodo di tempo il loro malessere Nel “sistema occidentale” oggi si trovano alimenti con disponibilità illimitata, ad alta densità energetica, raffinati e “gustosi” (dolci/salati) quindi con una forte stimolazione/attrazione palatale. L’uomo moderno è sempre più dipendente dalle sensazioni palatali più che da quelle fisiologiche. Introdurre cibo non soddisfa più solo esigenze di FAME ma sottostà, soprattutto, a sensazioni gustative e olfattive piacevoli. Da riprodurre spesso. FAME EMOTIVA Richiede soddisfazione immediata. Richiede cibi particolari (comfort food). Non si soddisfa anche quando ci si sente fisicamente “pieni”. Si avverte “dal collo in su”. Dopo compaiono spesso sensi di colpa, sensazioni di sconfitta. Porta a mangiare in modo inconsapevole mentre si fa altro. Non parte dallo stomaco ma da una “visione” del cibo desiderato. FAME FISIOLOGICA Può aspettare Si soddisfa con qualsiasi alimento. Tiene conto del segnale di “sazietà”. Si avverte “dal collo in giù” Compare per necessità biologiche corrispondenti ad esaurimento delle energie. Viene percepita come giusta quindi non dannosa. E’ consapevole e viene soddisfatta per lo più a tavola. Parte da una sensazione di vuoto nello stomaco.
- SISTEMI TAMPONE DELL’ORGANISMO, IMPARIAMO A CONOSCERLI E GESTIRLI
Di Chiara De Nigris DSM e Claudio Suardi, MFS Il sangue non va mai in vera e propria acidità né tantomeno in alcalinità essendo controllato a vista dai sistemi tampone. Molte delle reazioni biochimiche che avvengono "in vivo" si svolgono con lo sviluppo di idrogenioni (H+), per cui, se non ci fossero adeguati sistemi tampone, il variare del pH porterebbe in un tempo più o meno breve all'arresto della reazioni stesse e quindi alla morte delle cellule. I liquidi biologici, contenendo acidi e basi coniugate di vario tipo e a diverse concentrazioni sono in pratica dei tamponi fisiologici. I tamponi sono dei dispositivi di sicurezza che contrastano le modifiche del pH nei liquidi corporei e nelle cellule. I sistemi tampone sono in grado di neutralizzare una certa quantità di acidi o basi aggiuntivi, legandoli al tampone. Componenti importanti di questi tamponi sono il bicarbonato basico disciolto nel sangue e l’emoglobina che conferisce il colore rosso al sangue. Tamponando gli acidi in eccesso si evita innanzitutto che possano provocare danni e si possono eliminare all’occorrenza in un secondo tempo senza che il pH venga modificato in maniera significativa. IL TAMPONE BICARBONATO. Il bicarbonato disciolto nel sangue può legare l’acido producendo acido carbonico che si scompone in acqua e in anidride carbonica. L’anidride carbonica viene espirata attraverso i polmoni. In questo modo il pH sanguigno può essere corretto in modo rapido ed efficace. Per poter mantenere nel tempo l’efficienza di questo sistema, i tamponi si devono rigenerare continuamente. Per questo è fondamentale la quantità di composti minerali basici che vengono forniti all’organismo con l’alimentazione. ORGANI DI ELIMINAZIONE RENI E POLMONI Gli organi più importanti per la regolazione dell’equilibrio acido-base sono i reni e i polmoni. Il rene è l’unico organo capace di un’escrezione netta di acidi e quindi in grado di eliminare effettivamente l’acido dall’organismo. Anche il polmone contribuisce tramite la respirazione alla regolazione dell’equilibrio acido-base. Il pH del sangue può corretto immediatamente aumentando l’espirazione di anidride carbonica. OSSA E TESSUTO CONNETTIVO Se il sistema tampone raggiunge i propri limiti e la capacità del rene di eliminare gli acidi è esaurita, per mantenere condizioni metaboliche ottimali l’organismo deve provvedere a togliere questi acidi immediatamente “dalla circolazione”. Ciò avviene mediante il deposito degli acidi nel tessuto connettivo che per le sue caratteristiche fisiche risulta particolarmente adatto ad assorbire gli acidi: un po’ come una spugna che si gonfia d’acqua. In alternativa vengono liberate dalle ossa delle sostanze basiche (ad esempio bicarbonato e fosfato di calcio) ciò che a lungo andare può compromettere la salute delle ossa. Il principale tampone biologico, sia per la sua quantità che per la sua funzione biologica, è però il sangue. Il pH del sangue deve essere il più possibile costante, circa 7.4, altrimenti si possono manifestare il COMA ACIDOSICO (pH < 7.0) o la TETANIA ALCALOSICA (pH> 7.8). Pertanto le variazioni massime dal pH ottimale di 7.4 non possono superare il valore di ± 0.4 per non andare incontro a pericolose patologie. Le oscillazioni del pH fisiologico dipendono da una parte dai processi metabolici che possono produrre acidi organici (acido lattico, acido ß-idrossibutirrico, acido acetacetico, ecc) e acidi inorganici (acido carbonico, ione diidrogenofosfato), e dall'altra parte le variazioni di pH dipendono dall'alimentazione che può far introdurre sali alcalini di Na+, K+, Ca++ e Mg++. In particolare i carnivori hanno una dieta ricca di composti acidi e sono quindi prevalentemente tendenti all'acidosi, mentre l'inverso succede agli erbivori (tendenza all'alcalosi). Il pH del sangue viene pertanto mantenuto più o meno costante dal suo potere tampone dovuto ai tre sistemi acido-base coniugati: acido carbonico / bicarbonato, diidrogenofosfato / idrogenofosfato e proteine / proteinati. Il primo sistema è il più importante perché viene direttamente regolato dalla respirazione. Quando il pH è basso, cioè acido, l’organismo si demineralizza e si sacrifica in nome dell’integrità corporale. Perde cioè i suoi minerali nel tentativo di ripristinare il giusto equilibrio biochimico (perdita di massa muscolo scheletrica e di minerale osseo). Uno dei meccanismi più efficaci è il sistema-tampone. L’organismo può mobilitare altre scorte di materiale tampone alcalinizzante come il calcio, il sodio, il potassio, il magnesio prelevandoli dalle ossa, con insorgenza nel tempo di artrosi e osteoporosi. Il calcio-tampone non è altro che il rilascio immediato di osseina nelle emergenze acidificanti. Se sangue e linfa sono per noi inaccessibili in termini di pH, quello che siamo in grado di influenzare fortemente è la matrice extracellulare, ossia i 15-20 litri di liquidi che circondano le cellule. Il giusto equilibrio tra attività fisica e sedentarietà consente di vincere la nostra partita giornaliera. Il normale rapporto tra alcali e acidi nel corpo è approssimativamente di 80% alcalino e 20% acido. Questa proporzione è mantenuta grazie all'equilibrio costituito da sodio, potassio, calcio e magnesio. Quando tutto è in ordine ogni eccesso di acido è prontamente neutralizzato. Il corpo non tollera nessun acido libero nemmeno per un istante, tranne che nello stomaco durante la digestione. Gli acidi vanno depotenziati e resi innocui e il corpo fa ricorso a tutte le sue risorse per conservare la sua alcalinità, perché le cellule possono svilupparsi e riprodursi solamente in ambiente alcalino. Key point Sintomi legati all’acidosi: Problemi digestivi, cutanei, nervosi, osteoarticolari, endocrini, immunitari, ormonali, cellulite, radicali liberi, affaticamento, mal di testa, perdita appetito, insonnia, nervosismo, traspirazione acida. L'affaticamento cronico non è che tossiemia acida. Se non si rimuove dà luogo a prematuro invecchiamento, a malattie funzionali ed organiche.
- ADDOMINALI, MITO E REALTÀ
Di Chiara De Nigris, DSM e Claudio Suardi MFS La ricerca del “miglior” esercizio per i muscoli addominali è, purtroppo, sempre più legata al discorso estetico e non a quello della salute e di recupero dell’equilibrio muscolare e posturale come invece dovrebbe essere. Sicuramente il gruppo dei muscoli addominali è quello maggiormente (come quantità) e peggio (qualitativamente) allenato. Girando per le palestre si può notare persone che passano ore del loro tempo a disposizione per l’allenamento a flettere il tronco, a ruotare su dischi, eseguendo esercizi dai nomi strani come crunch, crunch inverso, sit-up, sedia romana, ecc. che riflettono solo e soltanto un’unica azione: la flessione del tronco o quella dell’anca. Si allenano male e a dismisura! Se pensiamo alla proporzione, ad esempio, del grande pettorale, del gran dorsale, del quadricipite femorale, muscoli fasici e grossi per antonomasia, allenati magari per tre serie da quindici ripetizioni, e gli addominali per sei serie per trenta ripetizioni, (fino ad arrivare all’assurdo di corsi di trenta, quarantacinque minuti. Allenare muscoli stabilizzatori per un tempo infinito con l’utopica idea di rassodare muscoli deputati a tutt’altro è molto bizzarro. Proporremmo mai un corso di trenta minuti per i bicipiti? Lasciamo da parte per una volta l’estetica dell’addominale usato magari come tavola per lavare i panni e mostrato sulle copertine di riviste utili più alle massaie che non a tecnici dell’esercizio. Proviamo ad analizzarlo, per una volta dal punto di vista funzionale e non al lato estetico. Poniamo la nostra attenzione verso due distinti gruppi muscolari; i retti addominali, che hanno origine dall’apofisi tifoidea e cartilagini della quinta, sesta e settima costa e che si inseriscono sulla sinfisi e cresta del pube. Il grande psoas (flessore dell'anca) si suddivide in una parte superficiale e una profonda. La parte superficiale ha origine dalla superficie laterale della dodicesima vertebra toracica, e della prima e quarta vertebra lombare e dai dischi intervertebrali interposti. La parte profonda ha origine dai processi costiformi della prima e quinta vertebra lombare. Il muscolo grande psoas si unisce con il muscolo iliaco e giunge, circondato dalla fascia iliaca come muscolo ileopsoas inserendosi sul piccolo trocantere del femore. Contraendo i retti addominali si porta la base dello sterno e la zona pubica verso il centro, la colonna vertebrale si flette e l'anca tende a ruotare indietro (retrovertere). Prima riflessione: il pavimento e lo schienale delle macchine tradizionali non consentono al bacino di ruotare e di retrovertere come invece dovrebbe avvenire in modo naturale. Gli esercizi che sono solitamente usati per rinforzare i muscoli della parete addominale se non eseguiti correttamente possono anche aggravare i problemi alla schiena e perciò ogni esercizio proposto dovrà necessariamente rispettare le linee fisiologiche, anatomiche e biomeccaniche perché ogni uscita dalla linea ottimale di lavoro porterà, oltre che ad un’inutile perdita di tempo, ad aggravare delle situazioni invece di migliorarle. Il retto dell’addome debole non consente una corretta flessione delle colonna vertebrale. In stazione eretta il torace e il pube si allontanano con la conseguenza di lordotizzare la zona lombare con una possibile compressione sulle faccette articolari in questa zona. Nella posizione supina “tradizionale” la catena flessoria ma soprattutto i flessori del capo aiutano a sollevare la testa e il tronco. Conseguenza: “Benefici” per la colonna possono riflettersi negativamente sui muscoli del collo o in altri punti della colonna. Gli addominali sono usati poco durante la giornata. Se pensiamo a quante flessioni del tronco eseguiamo in totale in ventiquattro ore ci rendiamo conto dello sbaglio nell’allenarli troppo e con una funzione che non è quella principale (flessione del tronco invece di compressione dei visceri). La flessione del tronco, come da anatomia funzionale, è eseguita forse di mattino quando si passa da una posizione supina ad una seduta per poi scendere dal letto. La funzione, secondo i più autorevoli libri di anatomia funzionale è riportata come segue: Muscolo Retto dell’addome: flessione del tronco, compressione e sostegno dei visceri addominali Muscoli Obliqui: flessione e rotazione del tronco, compressione e sostegno dei visceri addominali Muscolo Traverso dell’addome: compressione e sostegno dei visceri addominali Come possiamo notare la parola “compressione e sostegno“ appare in ognuna delle voci precedenti. Una buona innovazione, rispetto alle macchine esistenti in commercio per i muscoli addominali è quella studiata e realizzata da Salvioli. Quest’attrezzo offre la possibilità di eseguire una compressione dei visceri e una flessione del tronco in modo funzionale come da fisiologia, senza vincoli che possono ostacolare lo svolgimento del lavoro avendo, tra l’altro, il sellino mobile. La schiena, non essendo vincolata dal pavimento o schienali vari ha la possibilità di muoversi come da funzione e non da costrizione legata a tutto meno che alla fisiologia. Finalmente una rivoluzione positiva. Non macchine tecnologiche piene di computer e luci che servono a tutto meno che alla reale funzione. Luci e computer che contano le ripetizioni, che fanno magari il caffè, ma che sono invece veramente scarse e inutili dal punto di vista sia fisiologico che biomeccanico. Che sia l’inizio di un’evoluzione positiva? Speriamo di sì!
- NORMOIDRATAZIONE, MARKER DELLA SALUTE, DEL BENESSERE E DEL BELLESSERE, TEST PER COMPRENDERNE L’ANDAMENTO
Di Chiara De Nigris DSM & Claudio Suardi, MFS La normoidratazione rappresenta l’equilibrio tra acqua totale e dell’organismo e della sua distribuzione nei comparti intra e extra cellulari. La normoidratazione modula il corretto scambio sodio / potassio e il buon funzionamento delle membrane cellulari. Se l’allenamento è eccessivo e mal sopportato, stress, alimentazione squilibrata, portano ad aumento della ritenzione idrica. Espedienti come “acqua che elimina l’acqua”, diuretici, saune, ecc. otterranno solo l’effetto di disidratazione globale senza l’eliminazione della causa (andare sull’effetto, ritenzione e non sulla causa). Quando aumenta ECW (infiammazione) si è probabilmente in una situazione di acidosi tissutale con relativa variazione del pH extracellulare. Le cellule presentano una caratteristica comune, che vede una composizione acida all'interno del nucleo, caricata positivamente e, nel citoplasma, una composizione alcalina caricata negativamente. La cellula presenta un nucleo, a carica positiva e acido e il citoplasma, a carica negativa e basico. AMBIENTE INTRACELLULARE (NUCLEO) a carica POSITIVA e ACIDO CITOPLASMA a carica NEGATIVA e BASICO Gli squilibri momentanei del pH sono dovuti principalmente a fattori come eccessivo apporto di acidi con gli alimenti, scarsa trasformazione e neutralizzazione degli acidi stessi, mancanza di vitamine o minerali, stato di affaticamento e/o scarsa ossigenazione dei tessuti dovuta a vita sedentaria o piena di eccessi. Lo stress è un segnale d’allarme del corpo che si attiva per proteggerci dai pericoli e tende ad aumentare l’acidosi presente nell’organismo. Lo stress psicologico continuo crea costante secrezione di cortisolo, che facilita l’aumento di peso e incrementa l’accumulo di zucchero nel sangue che potrebbe causare a sua volta insulino resistenza ediabete. Il cortisolo, in particolare, agisce liberando zuccheri dai depositi di fegato e muscoli scomponendo le proteine muscolari per creare altro glucosio. L’adrenalina e il cortisolo, ormoni dello stress, aumentano il rilascio di acidi. SINTOMI ASSOCIATI AD ACIDOSI TISSUTALE Stanchezza cronica, disturbi del sonno, sonnolenza di giorno, dolori muscolari e articolari, irritabilità, alterazione flora intestinale, stress, cellulite, ritenzione idrica, oltre a creare problemi come osteoporosi, sarcopenia, crampi muscolari, aumentata sensibilità alle allergie, infiammazioni frequenti. Questo questionario deve servire per individuare eventuali sintomi collegati ad acidosi metabolica. Nel caso di almeno due risposte affermative si può ipotizzare soggetto non in fisiologia e in acidosi. Controllando e ripetendo il test si è in grado di controllare tutte le evoluzioni relative agli accorgimenti eseguiti (cambiamenti relativi ad allenamento e alimentazione).












