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ADDOMINALI, MITO E REALTÀ

Di Chiara De Nigris, DSM e Claudio Suardi MFS


La ricerca del “miglior” esercizio per i muscoli addominali è, purtroppo, sempre più legata al discorso estetico e non a quello della salute e di recupero dell’equilibrio muscolare e posturale come invece dovrebbe essere.

Sicuramente il gruppo dei muscoli addominali è quello maggiormente (come quantità) e peggio (qualitativamente) allenato. Girando per le palestre si può notare persone che passano ore del loro tempo a disposizione per l’allenamento a flettere il tronco, a ruotare su dischi, eseguendo esercizi dai nomi strani come crunch, crunch inverso, sit-up, sedia romana, ecc. che riflettono solo e soltanto un’unica azione: la flessione del tronco o quella dell’anca. Si allenano male e a dismisura! Se pensiamo alla proporzione, ad esempio, del grande pettorale, del gran dorsale, del quadricipite femorale, muscoli fasici e grossi per antonomasia, allenati magari per tre serie da quindici ripetizioni, e gli addominali per sei serie per trenta ripetizioni, (fino ad arrivare all’assurdo di corsi di trenta, quarantacinque minuti. Allenare muscoli stabilizzatori per un tempo infinito con l’utopica idea di rassodare muscoli deputati a tutt’altro è molto bizzarro. Proporremmo mai un corso di trenta minuti per i bicipiti?

Lasciamo da parte per una volta l’estetica dell’addominale usato magari come tavola per lavare i panni e mostrato sulle copertine di riviste utili più alle massaie che non a tecnici dell’esercizio. Proviamo ad analizzarlo, per una volta dal punto di vista funzionale e non al lato estetico.

Poniamo la nostra attenzione verso due distinti gruppi muscolari; i retti addominali, che hanno origine dall’apofisi tifoidea e cartilagini della quinta, sesta e settima costa e che si inseriscono sulla sinfisi e cresta del pube. Il grande psoas (flessore dell'anca) si suddivide in una parte superficiale e una profonda. La parte superficiale ha origine dalla superficie laterale della dodicesima vertebra toracica, e della prima e quarta vertebra lombare e dai dischi intervertebrali interposti. La parte profonda ha origine dai processi costiformi della prima e quinta vertebra lombare. Il muscolo grande psoas si unisce con il muscolo iliaco e giunge, circondato dalla fascia iliaca come muscolo ileopsoas inserendosi sul piccolo trocantere del femore. Contraendo i retti addominali si porta la base dello sterno e la zona pubica verso il centro, la colonna vertebrale si flette e l'anca tende a ruotare indietro (retrovertere).

Prima riflessione: il pavimento e lo schienale delle macchine tradizionali non consentono al bacino di ruotare e di retrovertere come invece dovrebbe avvenire in modo naturale. 

 

Muscolatura superficiale e profonda dei muscoli addominali

Muscolatura superficiale e profonda dell’ileo psoas


Gli esercizi che sono solitamente usati per rinforzare i muscoli della parete addominale se non eseguiti correttamente possono anche aggravare i problemi alla schiena e perciò ogni esercizio proposto dovrà necessariamente rispettare le linee fisiologiche, anatomiche e biomeccaniche perché ogni uscita dalla linea ottimale di lavoro porterà, oltre che ad un’inutile perdita di tempo, ad aggravare delle situazioni invece di migliorarle.

Il retto dell’addome debole non consente una corretta flessione delle colonna vertebrale. In stazione eretta il torace e il pube si allontanano con la conseguenza di lordotizzare la zona lombare con una possibile compressione sulle faccette articolari in questa zona. Nella posizione supina “tradizionale” la catena flessoria ma soprattutto i flessori del capo aiutano a sollevare la testa e il tronco. Conseguenza: “Benefici” per la colonna possono riflettersi negativamente sui muscoli del collo o in altri punti della colonna.

 

Gli addominali sono usati poco durante la giornata. Se pensiamo a quante flessioni del tronco eseguiamo in totale in ventiquattro ore ci rendiamo conto dello sbaglio nell’allenarli troppo e con una funzione che non è quella principale (flessione del tronco invece di compressione dei visceri).

La flessione del tronco, come da anatomia funzionale, è eseguita forse di mattino quando si passa da una posizione supina ad una seduta per poi scendere dal letto.

 

La funzione, secondo i più autorevoli libri di anatomia funzionale è riportata come segue:

Muscolo Retto dell’addome: flessione del tronco, compressione e sostegno dei visceri addominali

Muscoli Obliqui: flessione e rotazione del tronco, compressione e sostegno dei visceri addominali

Muscolo Traverso dell’addome: compressione e sostegno dei visceri addominali

 

Come possiamo notare la parola “compressione e sostegno“ appare in ognuna delle voci precedenti.

 

Una buona innovazione, rispetto alle macchine esistenti in commercio per i muscoli addominali è quella studiata e realizzata da Salvioli. Quest’attrezzo offre la possibilità di eseguire una compressione dei visceri e una flessione del tronco in modo funzionale come da fisiologia, senza vincoli che possono ostacolare lo svolgimento del lavoro avendo, tra l’altro, il sellino mobile. La schiena, non essendo vincolata dal pavimento o schienali vari ha la possibilità di muoversi come da funzione e non da costrizione legata a tutto meno che alla fisiologia. Finalmente una rivoluzione positiva. Non macchine tecnologiche piene di computer e luci che servono a tutto meno che alla reale funzione. Luci e computer che contano le ripetizioni, che fanno magari il caffè, ma che sono invece veramente scarse e inutili dal punto di vista sia fisiologico che biomeccanico. Che sia l’inizio di un’evoluzione positiva? Speriamo di sì!

 


 

 

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